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Resilienza: “parola che fortunatamente già da qualche tempo, torna a galla spesso”.

Resilienza: “modalità di agire che i nostri nonni o anche semplicemente i nostri genitori, hanno imparato ben presto”.

Sono nata in una parte del mondo fortunata, dove come molti altri miei coetanei ho avuto un’ educazione, un tetto e del cibo come minimo, due volte al giorno garantito.

Il concetto di resilienza, per raggiungere quello che nella vita quotidiana corrisponde ai bisogni primari, l’ho sempre dato per scontato ed era per me, qualcosa di completamente sconosciuto.

Riuscivo, invece, a mettere in atto la resilienza per quanto riguardava cosa volevo. Sapevo dove andare ma spesso non riuscivo a vedere le vie di uscita, la soluzione.

Avevo sempre la sensazione che mi mancasse un pezzo e mi mancava davvero. 

Il pezzo che mi mancava era strettamente legato alla resilienza relativa alla soddisfazione dei bisogni primari che, avevo dato sempre per scontati e con i quali, non mi ero mai trovata faccia a faccia.

Era un pò come ritrovarmi direttamente all’ ultimo piano di un palazzo, senza aver percorso tutti i piani e senza sapere come ci ero arrivata.

Resilienza è stare in prima linea, non lamentarsi, resistere, osservare, risolvere. Resilienza dopo resilienza dopo resilienza, si affina questa capacità, si diventa ottentissimi osservatori, mente e logistica diventano un tutt’uno, andando a braccietto con la creatività.

RESILIENZA

Durante la mia permanenza in Libano, ho avuto una grande occasione, perchè lo è stata davvero. Ho imparato cosa significa essere resilienti per raggiungere i piccoli obbiettivi della vita quotidiana. Parlo del Libano, non certo perchè sia l’ unico paese che versa in questa situazione, anzi, ma solo perchè ci ho vissuto.

Trovare un mezzo adeguato per spostarsi e abituarsi all’ idea che il taxista o il bus driver, nella maggioranza dei casi, non conosca il posto dove devi andare. Cucinare in casa con un fornello da campeggio. Stare alcuni giorni senza stufetta, perchè le condizioni metereologiche sono avverse e il sistema elettrico nazionale è abbastanza andato. Abituarmi a stare quotidianamente, due/tre ore senza luce elettrica. Chiamare doccia, qualcosa che noi Occidentali difficilmente definiremmo tale. Conoscere persone che vivono con meno 5 $ al giorno e letteralmente, in dei buchi, …

E’ lì, su quella base di resilienza veloce da gestire nella vita quotidiana, appresa e per me mancante che ho imparato poi, a trasferirla nella realizzazione/soluzioni, per la realizzazione dei bisogni secondari.

Resilienza è trovare le soluzioni che senti tu, essere le più giuste.

Come essere sulla A14 d’estate, notoriamente imballata da sempre. Cominci a vedere che il traffico rallenta, mentre su Isoradio dicono che proprio su quella autostrada, tutto scorrre liscio.

Ti fidi di te stesso ed esci subito o ti fidi della radio ?

Ci sei tu su quella autostrada right now, giusto ?

 Proprio come la foto che vedete qui sotto.

E’ come se comparisse un telo, una mano invisibile, la si riconosce e ci si aggrappa, volando e schivando i problemi, per raggiungere l’ obbiettivo, che sia immediato o a lungo termine.

RESILIENZA

Già, perchè la resilienza è o meglio dovrebbe essere uno stato momentaneo, un mezzo per raggiungere uno scopo. Quando invece diventa uno stato permanente, si perde di vista il vero focus e non si riesce mai ad andare avanti.

E’ allora che diventa completamente controproducente.

Indi in occhio, in occhio della mano invisibile o del telo che arriva in aiuto/supporto, per raggiugere il nostro personale obbiettivo.

 

 

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