LE PAURE DEGLI ALTRI NON SONO LE NOSTRE

Le paure degli altri non sono le nostre e la storia che state per leggere, è la riprova di quanto invece ci possono condizionare e farci cambiare direzione.

A tre giorni dal mio arrivo a Bogotà, mi viene passato il contatto di una compaesana Romagnola che vive in Colombia da ormai 4 anni.

Per me è tutto nuovo e quindi ci mettiamo d’accordo per conoscerci dal vivo e per fare quattro chiacchiere, su questo immenso paese che sta vivendo un grande cambiamento (2015).

La compaesana con famiglia e perro (cane) a seguito sono molto gentili e mi invitano ad andare a cena con loro. Mi portano in una famosa pizzeria Italiana gestita da Romagnoli. Sono appena arrivata in Colombia e non condivido molto provare il cibo Italiano in terra straniera ma, seguo il flusso e ovviamente accetto.

Salgo sulla loro macchina. Sono un’ignorantona in materia di settore automobilistico ma sono in grado di riconoscere il simbolo della Mercedes Benz e di riconoscere quando una macchina è GRANDE.

Bene, macchina grandissima.

La Pizzeria con origini Romagnole è ubicata nella zona Rosa, uno dei quartieri più cool di Bogotà. E’ Pasqua e quindi la città è veramente deserta. La zona mi ricorda tanto l’Europa. Passeggiamo a piedi e noto tanti e bellissimi locali, molto verde, grattacieli e case stile London che convivono fianco a fianco. La famiglia mi invita anche a vedere il loro appartamento che è sempre ubicato, nella zona rosa.

Un appartamento bellissimo e GRANDISSIMO (pure lui).

Troppo gentili.

Mi sento quasi in imbarazzo.

Bella serata. Pensi grazie e dici grazie. Prima di essere riaccompagnata a casa in macchina (casa è il b&b che mi ha ospitato per circa un mese), arriva il momento in cui la compaesana comincia a raccontarti i fatti successi ad alcune persone di sua conoscenza, una volta arrivate qui in Colombia.

Me ne racconta tre.

Si tratta di scippi di borse, di cellulari e di taxi. Assolutamente vietato a qualsiasi ora del giorno parlare per strada con il cellulare. Ok, no problema, lo so. In Europa e nel mondo, non si fa altro che parlare di questa Colombia così aggressiva e terribile. Vietato assolutamente prendere il taxi per strada, anche la app Tapsi non è troppo sicura. Uber tutta la vita,dice lei. Ascolto la prima e la seconda. Accetto. 

Poi arriva la terza storiella. Qui si tratta di scippo, pestaggio e taxi. Una bella miscela. Questa volta sento un senso di fastidio e qualcosa dentro mi provoca sofferenza. Per fattore soldi nessun problema, quando si tratta di pestaggio però mi irrigidisco e sento un blocco.

Le paure degli altri non sono le nostre

C’è qualcosa che mi disturba. Vorrei che i dettagli della terza storiella finissero ma arrivano come un fiume in piena e non riesco a tenerli lontano. Comincio a pensarmi già a letto, penso già al domani. La compaesana invece continua e la mia visualizzazione di vedermi già a casa, sempre il b&b, non è abbastanza centrata per fermare il flusso di energia negativa.

La compaesana mi spiega che lo sta facendo per il mio bene, per non farmi abbassare la guardia, per informarmi.

Ma anche nooo.

Io in realtà sono anche già troppo informata alla maniera Europea su questa bellissima nazione, tutta ancora da scoprire ovvero, ho sentito e ascoltato le peggiori storie prime di partire che tra l’altro appartengono per la maggioranza al passato e che oggi trovano pochissimo riscontro.

Quando finalmente arrivo a casa racconto a Maria, la donna Colombiana che si occupa di tutte le faccende domestiche, la lunga storia. Sono terrorizzata e anche molto incazzata per tutto questo ammasso di paura che mi è stato buttato addosso e mi sta frullando in testa la domanda:

“Ma che minchius ci fò qui io” ?

No !

Le paure degli altri non sono le nostre

Quella domanda non deve arrivare perché è il prodotto della paura collettiva.

Racconto a Maria il posto dove abita la compaesana: le body guards che ti controllano per entrare nell’edificio, del codice di sicurezza per entrare nel loro bellissimo e grandissimo appartamento, per non parlare della macchina e autista privato.

Maria con la sua umiltà e con la sua storia di vita per nulla facile alle spalle, mi fa notare che la loro non è proprio una vita normale e che sono proprio questi tipi di persone a dare nell’occhio e a richiamare l’attenzione in Colombia.

Mi dice di stare tranquilla e che andrà tutto bene. Il cuore si rilassa un poco e riesco a mettere insieme quello che ho notato con i miei occhi in questi giorni, girando per le strade Colombiane.

Nella zona rosa e nella zona del b&b e in moltissimi altri quartieri i Colombiani, esseri umani normali, camminano parlando al cellulare, fanno jogging con il cellulare, hanno borse con dentro soldi e documenti, camminano alle 10 di sera per strada, escono a cena, vanno a ballare.

VIVONO

I taxisti a oggi sono nella maggior parte dei casi persone che mi hanno insegnato moltissimo sulla cultura di questo paese e si sono sempre dimostrati interessati al motivo del mio soggiorno Colombiano e a conoscere qualcosa della cultura Italiana.

Non ho mai preso Uber.

Ho usato sempre usato l’app Tapsi (made in Colombia) ma spesso e volentieri ho preso il taxi fermandolo per strada.

“Le paure degli altri non possono diventare e non devono diventare le nostre paure, viceversa”

I bambini, gli adolescenti, sono ancora puri e sono quegli esseri umani che ancora non sono condizionati dalla paura altrui. Se chiedi a tre adolescenti di pensare a qualcosa di bello, ci impiegano tre nano secondi e gli si accende immediatamente una luce negli occhi, la luce della vita.

 

2 commenti

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Roberta

Spettacolare! Grazie mille per questo racconto Federica!
Questo è valido non solo in colombia ma in tutto il mondo: MAI lasciarsi condizionare, sempre andare e valutare di persona, seguire il proprio istinto e uscire dalla propria zona di comfort.
Viaggiare significa proprio questo: conoscere la vita delle persone “vere” e uscire dal nostro nido e, in questo caso, non dar papaya

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    Notonlybarcelona.me

    Ziao Miss InColombia.it, tutto vero quello che dici o meglio scrivi. Provare in prima persona. Grazie mille delle tue riflessioni, a big hug 🙂

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