Tutto su mio PADRE 12/03/1937 (Esperimento di Scrittura Creativa)


TUTTO SU MIO PADRE (o quasi tutto): “Il Generoso-Ironico-alla British Style”

Elio, mio “babbo”, come si dice in Romagna, è il primo di tre fratelli, nato poco prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale (12-03-1937). Ha trascorso la sua infanzia nelle campagne di San Mauro Pascoli (FC), come del resto la maggior parte dei suoi coetanei. Mia nonna Angela (detta l’Angiolla), rimasta vedova per la morte del primo marito di TBC, dalla quale aveva avuto una sola figlia, sapeva benissimo che da sola,  non ce l’avrebbe fatta (anche se allora le famiglie erano allargate e ci si dava una grande mano, in tutti i sensi). Lei, poi, era troppo caterpillar e troppo giovane ancora per fermarsi, indi, decide di ritentare un secondo giro di boa. Qui nascono i tre fratelli e dopo poco Antonio, il secondo marito, mio nonno (anche lui al secondo giro di boa), muore per la stessa malattia del primo sposo. Molte delle cose che ho scoperto di mio babbo, in quanto capofamiglia, sono state raccontate, da sempre negli anni, come dei veri e propri must. Altre le ho scoperte a partire dal mio Erasmus, nel lontano 1993, quando io e lui, abbiamo cominciato a scriverci delle lettere (si’ perché a quei tempi si scrivevano ancora). Lì il nostro rapporto è cambiato. In quel periodo, ho capito/visto mio babbo, per la prima volta, oltre che come genitore anche come persona, e lui, secondo me, ha vissuto o rivissuto una pseudo perdita, in questo caso al femminile, dato che io stavo vivendo in Spagna. Allora, piano piano, abbiamo cominciato ad aprirci, l’un l’altro e a conoscerci veramente. Altre cose, invece, forse quelle più’ divertenti le ho scoperte da poco e credo che continuerò’ fino a quando il tempo o chi per lui vorrà’.

Essendo il primo maschio di quattro figli, anche se la più grande era una sorellastra, e senza padre, ho sempre visto in lui la figura di quello che doveva guidare “la ciurma” , colui che si faceva strada, eliminava gli ostacoli, cercando di tenere la famiglia unita.

Alto, magro, occhi azzurrissimi e vispi, bel sorriso e pochissimi capelli sin da giovane. Oggi, forse, lo chiameremmo “un tipo” , quello di cui ti puoi innamorare in un secondo perché’ ti fa divertire con la sua velocità mentale/genialità/generosità. In casa nostra, oggi casa dei MIEI, non ci sono mai state troppe foto, e una delle poche è proprio quella che rappresenta Elio da giovane, travestito. Nello specifico vestito da Bill, il personaggio di Tex Willer, il pistolero d’America che “difende” la comunità dei Pellerossa (ancora una volta l’importanza/energia dei soprannomi). Un soprannome che lo ha accompagnato e lo accompagna tuttora. Lui è Bill, in casa è il BABBO anche se io, negli anni, ho imparato a chiamarlo anche con il suo soprannome.

Una volta anche in Europa, si iniziava a lavorare in età oggi impensabile, imparando il famoso mestiere, se eri povero e non potevi permetterti di studiare (lui e’ arrivato fino alla quinta elementare). E’ così che lui e i suoi fratelli maturano, giovanissimi, anni di esperienza in una bottega in cui si lavorava il ferro. Quando Bill si sente pronto, dato che e’ il più’ grande,  decidono di mettersi in proprio. Sono tre fratelli e possono dare vita a una piccola impresa familiare, cosa molto comune a quell’epoca. I tempi sono favorevoli per tutti e il trio ha imparato un mestiere. Il papy però la vede lunga, e anche se allora non c’era internet, qualcosa gli suggerisce di cambiare/allargare l’orizzonte/di rischiare. L’idea è quella di lavorare l’alluminio, una lega ancora poco conosciuta, ma che ha maggiori proprietà di isolamento, rispetto al ferro e al legno, soprattutto in una zona vicina al mare, come quella della riviera Romagna, dove la salsedine tende a rovinare il tutto prima.

E alluminio sia !!!

Nasce la “F.lli Zamagna”, infissi in alluminio. In tutti gli anni di impresa familiare, è sempre riuscito a tenere tutto sotto controllo, momenti di crisi e alti e bassi famigliari (tutto normale e tutto parte del gioco/rischio). Sono riusciti a rimanere a galla (non sempre facile quando si tratta di famiglie allargate), e ognuno ci ha messo del suo. Se oggi ho un appartamento in cui non pago l’affitto (e nel quale al momento non vivo) è merito suo. Quando ero molto più giovane criticavo, spesso, il suo essere stato poco presente come “babbo” all’interno della vita famigliare.  Del resto, il giorno e’ composto di 24 ore, per tutti, indi o sei su un fronte, o sei sull’altro. Lui ha fatto una scelta e io ho avuto la fortuna/possibilità/voglia di conoscere/costruire, il nostro rapporto, da adulti.

Quando la F.lli Zamagna ha aperto i battenti, LUI, era quello che andava in giro a procacciare clienti. Si ricorda benissimo il giorno in cui hanno aperto le porte della loro piccola impresa. Si ricorda benissimo quando i tre fratelli , in quel primo giorno, si sono guardati in faccia, chiedendosi all’unisono: “E ADESSO” ??? In quell’ adesso, lui con la sua positività e intraprendenza, ha cominciato ad andare a destra e a manca, con tanto di vespetta o di APE PIAGGIO, presentandosi ai mille cantieri sparsi sul territorio Romagnolo. Piano piano, è riuscito/sono riusciti a costruire,  tutti insieme, qualcosa di duraturo, che non ha mai chiuso le porte, che ha sempre pagato tutti e tutto, che dura da quasi piu’ di 60 anni. Oggi il tutto è passato nelle mani di due nipoti maschi, con il nome di “Nuova F.lli Zamagna” che hanno capito l’importanza di allargare il loro orizzonte in direzione estero, e se oggi la bella storia continua, e’ anche per merito loro (grazie).

Una peculiarità’ di BILL, da sempre, e’ stata quella di riuscire, facilmente, a distruggere parecchie cose senza troppo sforzo (la sottoscritta ha preso da lui in questo e non solo). Una particolare predilezione per gli incidenti avvenuti con diversi mezzi di trasporto: vespa, furgoncino, e non solo,  tanto che a un certo punto il matrimonio veniva continuamente rimandato. Così per un po’ gli è stato affibbiato il soprannome di: “Lo zio del gesso”.

In uno dei tanti incidenti avvenuti, questa volta invece cadendo da una scala molto alta, mentre stava prendendo delle misure, e’ rimasto zoppo. Trasportato d’urgenza e con tanto di operazione altrettanto d’urgenza, fatta al Rizzoli di Bologna. Per noi  il Babbo BILL, ha sempre camminato in maniera normale, come tutti gli altri babbi. Un piede e bassa gamba che ve lo risparmio ma lui, sin da subito dopo il grave incidente, aveva adottato lo stratagemma della scarpa o soletta rialzata, e soprattutto perché’ da quando ho ricordo, non l’ho mai sentito lamentarsi, mai una una sola volta.

La volta in cui gli è andata benissimo, invece, è stato quando ha preso la scossa a 220 W (lo abbiamo appena sentito al telefono e, oltre ad averci ringraziato a lot, ci ha anche detto/ridendo: “Di’ mo’, la scossa è stata a 12.000, 220 sarebbe stata ‘na cosuccia”) sulla terrazza dell’appartamento in cui vivevamo, cercando di staccare con una scopa, (il manico della scopa è di LEGNO) dei nidi di bruchi. Nessuno di noi  della famiglia, tanto meno coloro che vivevano nello stesso palazzo, aveva mai visto/notato,  come “fuori luogo”/assolutamente DANGEROUS, quell’enorme palo della luce, dimenticato dalla società Enel, a soli tre metri di spazio aereo dal nostro terrazzo dove d’estate, tra l’altro, eravamo soliti tirarci secchi d’acqua, stile gavettoni. Nessuno sa come, ma lui si è salvato. E’ rimasto in coma per alcune ore, riportando diverse scottature evidenti che con il passare degli anni sono scomparse (non tutte). Neanche il responsabile regionale dell’ENEL, quando la moglie si è presentata per raccontare l’accaduto e fare immediata richiesta di spostare/eliminare detto palo della luce “enorme”, credeva fosse vero. Anzi. Tale SIGNORE, capito che era avvenuto chiaramente “un miracolo” o “in qualsiasi altro modo lo si possa chiamare”, aveva consigliato caldamente ai coniugi Zamagna, di fare richiesta di risarcimento, perché avrebbero vinto senza ma e senza se. In casa abbiamo solo ringraziato di averlo ancora con noi. Abbiamo riconosciuto il regalo/miracolo e non abbiamo messo in moto nessuna pratica.

Riguardando la vita di BILL oggi vedo dei segnali forti e chiari (le famose non coincidenze). Non è mai stato il suo momento. Non doveva essere. Il motivo non lo so, so solo che non doveva essere. Angeli o qualcosa vicino a lui e, quindi, anche vicino a noi. Con la sua presenza, abbiamo avuto una vita più facile. Forse era semplicemente destino, che non ci fossero più orfani nella dinastia Zamagna.

Nella sua vita, ha aiutato molte persone senza chiedere nulla in cambio e forse, anzi senza forse, e’ li’ che il dare senza ricevere e’ diventato uno dei miei MANTRA. Un generoso per partito preso e ironico alla British. L’ho visto aiutare chiunque, anche coloro che se ne stavano palesemente approfittando. Quando qualcuno in casa lo criticava a tal proposito, la sua risposta era sempre la stessa: “Io al momento non ho bisogno di soldi e posso aiutare in diversi modi, non mi cambia la vita, perché non farlo ? Fare del bene, fa bene a prescindere” !!!  L’ho visto aiutare alcuni parenti. L’ho visto aiutare amici in difficoltà’. L’ho visto aiutare una marea di Albanesi, emigrati negli anni ’90 in Italia, che non sapevano dove sbattere la testa.

Lasciato il caro e fidato amico alluminio e andato in pensione, BILL si ammala. Scoperto il tutto per caso (il caso non esiste) e il giorno del mio compleanno (altra non coincidenza). La famiglia si stringe intorno a lui, chiamando da subito la malattia per quello che era, con il suo nome, un TUMORE alla PROSTATA. Con il tempo tutto si e’ sistemato. E’ dopo questo fatto che BILL si e’ ricordato del suo vero sogno che aveva sin da giovane: “Comprare un albergo al mare”  e si e’ mosso, alla tenera eta’ di quasi 65 anni, per realizzarlo. E’ per questo, sicuramente, che il tumore non si e’ più’ ripresentato.  E’ stato in questo momento, che ha conosciuto Albanesi, Rumeni, che lavoravano in alcuni alberghi di carissimi amici.

Negli anni ’70 per poche lire stava per comprarlo un albergo. La famiglia allargata non era d’accordo, ha avuto paura di rischiare, e lui da solo non ce l’ha fatta.  Poi è venuto il tempo in cui, nella sua seconda maturità, dopo la malattia, il sogno e’ tornato a galla e lo ha fatto ringiovanire di quasi 20 anni. Non l’ha comprato un albergo, ma ha fatto qualcosa di veramente simile e posso dire che il suo sogno l’abbia realizzato.  Ha gestito, per diversi anni, più’ alberghi presenti sul territorio della riviera romagnola, di proprietà di carissimi AMICI. Una macchina da guerra con i numeri/conti, super disponibile e ironico con i clienti (della serie ti vado a comprare i bomboloni caldi alle 03.00 a.m.), attentissimo ai dettagli e super onesto. Non solo, si e’ cimentato anche nella cucina, un multitasking al maschile, dando una grossissima mano ai cuochi e scoprendo una ennesima passione. Adesso, infatti, in casa  Zamagna, e’ lui che si occupa di tutto ciò’ che concerne la cucina. Non e’ riuscito a comprarlo l’albergo al mare, ma a gestirlo per diversi anni SI’, e quando N.O.B. era già grandicella, come prova, l’intera famiglia ne ha gestito uno.

“Difficult a lot ma a ripensarci bene, adesso, SPETTACOLUS “!!!

BILL con cui ho avuto l’occasione di vivere il matrimonio del mio migliore amico africano in quel di London, dove una volta arrivati in albergo, invece di tirare la corda dello sciacquone, lui, ha tirato la corda dell’ antincendio. Bill, sempre nello stesso matrimonio Africano, quando anche io non riuscivo più a resistere alla musica ad altissimo volume, che al saltare dell SANTE casse, mi dice in dialetto Romagnolo: “Dai che ai la vem fata, ani pos pio'” (dai che ce l’abbiamo fatta, non ce la faccio piu’). Bill, che mi ha visto sbagliare, mi ha fatto sbagliare e raramente, sull’onda dell’errore mi ha fatto osservazioni.  BILL che parla poco ma quando è il momento giusto, sfodera la sua battuta ironica e super azzeccata, alla British style. Bill che non critica e che ha accettato tutti gli ospiti stranieri approdati in casa Zamagna senza dire bao o miao. Un giocatore incallito di poker. Uno di quelli che sa dov’è il limite e riesce a fermarsi, con una memoria che a me, sinceramente, da’ sei giri. Bill che in casa, per l’associazione di volontariato “PADRE LELLO”, che vede la moglie in questo caso, invece, gestire la logistica, si adopera, in silenzio ovviamente, per la creazione di grandi gomitoli di lana che poi vengono passati alle magliaie della zona per produrre poi capi handmade/pezzi unici.

L’UOMO e il BABBO BILL, che mi ha raccontato, solo lo scorso anno, di quando era bambino e dei i suoi vicini/coetanei di casa, che al vedere passare i  fratelli Zamagna, in aperta campagna e in bicicletta, si allontanavano, urlando: “Via Via Via…arrivano gli orfani/i malati di TBC”. Loro sono morti tutti, i Zamagna che andavano in bicicletta, oggi,  sono quasi tutti vivi. Un UOMO/Un BABBO,  che solo pochi mesi fa mi ha confessato di non ricordarsi nulla del suo di babbo, se non la data in cui è morto: 31 Dicembre. Lui ha sempre parlato poco, giudicato raramente ma in quell’occasione si è lasciato sfuggire questa frase: “Pensa che bel Capodanno” !!! (Io ovviamente stranita di questa apertura, mi stavo per commuovere, non sapendo troppo bene come gestire questa nuova situazione, ma come al solito abbiamo trovato, insieme, la nostra uscita di sicurezza).

“Un positivo, un ironico, un sorriso, un altruista, uno che si lamenta poco,  uno che non critica, un paciere, un disponibile a prescindere, e se oggi N.O.B. e’ cosi’, molto, e’ anche merito suo”.

La morale di questa storia vera: “Si può’ cambiare direzione a qualsiasi eta’. Se non segui i tuoi sogni esiste la possibilità’ di ammalarsi. Se vivi i tuoi sogni ringiovanisci. A volte basta guardare all’interno della propria famiglia, per trovare ispirazione, basta solo cambiare prospettiva (MUCHISSIMOS THANKS BABBO BILL).”


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