Torino: 36 ore nella città che si muove di più in Italia – II° Tempo


Domenica in quel di Torino. Se vi foste persi il PRIMO TEMPO eccovi il link. Ci si trasferisce al quartiere Balon dove, la prima domenica del mese si svolge il famoso mercato dell’usato chiamato il GRAN BALON. Su suggerimento dei locali, e non, conosciuti la sera prima, si va a mangiare al TARTIFLA.

Ancora una volta ho intervistato i SOGGETTI del POST, le parole scritte sono le loro.

IL MOTIVO ? FARLI EMOZIONARE ancora una volta PER LE BELLE, VERE, SANE, PASSIONALI REALTA’ che sono stati in grado di creare in quel di TORINO !!! TARTIFLA. Nato a ottobre 2015, come spesso capita, in parte per desiderio, per il resto, grazie a una serie di circostanze favorevoli che ne determinano la riuscita. Ci sono gli anni di esperienza da restauratrice di affreschi di Francesca e i suoi anni vissuti a Parigi e in Africa. C’è la carriera da grafico di Stefano, un albergo-ristorante alle Cinque Terre, e una famiglia composta da tre fratelli, due mulatti e il più piccolo bianco. In questo miscuglio di esperienze di cultura e di passione, di amore per la musica jazz e del mondo, quale altro luogo potrebbe riunire tutto questo se non Porta Palazzo, nello specifico borgo Dora e il Balon. E’ Il quartiere stesso in cui gli ideatori di Tartifla vivono da moltissimi anni, con tante partenze e altrettanti rientri.

Tarfifla: quartiere Balon, a Torino. Un nuovo modo di concepire il bere e il mangiare.

Tartifla, termine piemontese arcaico, ancora utilizzato nel dialetto Valsusino o Valdostano, che significa: “patata”. Dopo un periodo di pausa da un’esperienza molto faticosa, è scattata la scintilla. Un pensiero che covava nella testa, un viaggio a Londra a trovare la figlia più grande, un’illuminazione dopo aver provato una jacket potatoes.

Come potrebbe essere farcita con ingredienti di tradizione nostrana e cos’altro può riunire le persone, se non il cibo ?

Così si è fatta strada la voglia di trasferire le nostre esperienze e il nostro vissuto nel quartiere che amiamo visceralmente nelle sue contraddizioni, disagi, bellezze, e la voglia di creare un luogo dove ci fosse tutto questo. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare un bravissimo artigiano, con la capacità e la sensibilità per raccogliere le nostre idee e trasformarle in arredo. Tartifla, nel tempo, cresce e cambia con noi, così nell’arredamento, come nella cucina. Quando si entra a Tartifla immaginiamo che si possa sentire tutto questo: odore di spezie, musica del mondo, un pezzo di quella Torino che sembra Parigi, ma che per chi ci vive sa che è prettamente Torino. Dalle patate ripiene di ogni prelibatezza, ai piatti che quotidianamente cambiano a seconda dell’estro di Francesca o della stagionalità dei prodotti che il nostro vicino mercato di Porta palazzo ci offre. Un ospite straniero, che ci ha molto lusingato, ci ha definiti: “un eccezionale esempio di cucina contemporanea”. La nostra cantina, allo stesso tempo è ricercata per accompagnare a dovere le nostre portate. Così il vino, così la birra artigianale. Bisogna prendersi il proprio tempo, per gustare tutto questo e quando si riesce ad immergersi/perdercisi dentro, Tartifla è li che vi aspetta.

Davanti al Tartifla, si trova la GELATERIA POPOLARE, e già il nome fa la differenza. Dicono che sia la gelateria più buona di Torino, ma dati gli ettolitri di acqua presi il giorno prima, non me la sono sentita, avevo ancora le labbra viola. Non si tratta solo di gelato buono buono, ma del progetto buono che ci sta dietro. Anche alla Gelateria Popolare, ho chiesto di raccontarmi la storia, come è nato il tutto. Il proprietario Maurizio mi ha gentilmente risposto che non se la sentiva di riassumere un condensato di vita, di dieci anni, fatto di scelte importanti, via e.mail, e io l’ho capito benissimo.

Gelateria popolare: Torino, il gelato più buono della città. Niente additivi e reinserimento di persone provenienti da diversi back grounds.

Quello che posso dirVi è che da quando ha aperto le sue porte, si è occupato di accogliere come lavoratori: minori e adulti extracomunitari e non, alcuni seguiti dai servizi sociali, altri dall’ufficio esecuzione penale esterna, altri da associazioni di volontariato o dall’ufficio stranieri. Il gelato è prodotto tutto in maniera naturale, no additivi di nessun genere e con prodotti di stagione.

Il Molo di Lilith è un circolo culturale. Il nome è frutto di uno scambio tra i tre soci fondatori (Claudio, Max, Marta), i quali fanno parte dell’associazione teatrale: “L’interezza non è il mio forte”, che si occupa di teatro civile. L’idea nasce dal voler riunire in un solo nome la nostra passione per i due temi, che hanno attraversato gli svariati spettacoli dell’associazione:  1) Il femminile ribelle, archetipico, stregonesco (Lilith: la prima donna creata da Dio e poi scacciata dall’Eden in quanto rifiutò di sottomettersi ad Adamo e fu soppiantata dalla più docile Eva); 2)  Il mondo dei pirati, fuorilegge che si amministravano attraverso una forma di democrazia pura (Molo). L’associazione nasce nel luglio 2013, mentre il circolo inaugura l’anno successivo a seguito dei lavori di ristrutturazione. Gli obiettivi erano legati al desiderio di dare una residenza all’associazione teatrale e al tempo stesso creare un presidio di resistenza culturale ed enogastronomica, autentico, genuinamente popolare e inclusivo. Tutto finanziato e realizzato dal basso, con il sostegno di una rete di sostenitori attiva e coinvolta. Questi obiettivi non si sono modificati nel tempo, anzi si sono sviluppati e ampliati nel senso della partecipazione, del lavoro volontario, dell’arricchimento della proposta artistica e culturale rispetto a com’era inizialmente stata concepita.

Mi piace citare un nostro socio che una volta ha definito il Molo:  “Un baluardo di resistenza all’avanzata del Nulla” (avete presente “la Storia infinita”?).

E’ così che lo abbiamo sognato, pensato e poi realizzato. Inclusività e partecipazione contro la solitudine competitiva dei tempi che viviamo, convivialità e condivisione a dispetto degli stereotipi modaioli consumistici che alienano, libertà di espressione e di pensiero, per combattere l’omologazione soporifera.

Il molo di Lilith: a Torino. Un posto dove si vende cultura aggratis !!!

Cosa si fa al MOLO ? 1) Mangiare e bere: sano, genuino, naturale e a prezzi popolari. La proposta enograstronomica che proponiamo vuole essere anche culturale, attraverso una scelta attenta dei fornitori: chilometro zero, filiera corta, produzioni naturali e artigianali. 2) Consumare arte e cultura aggratis: proponiamo un ricco cartellone di musica e teatro di contenuto (artisti liberi, disposti ad esibirsi “a cappello”, scelti non solo per la qualità della proposta ma anche per il lato umano), ma anche serate culturali su svariati temi di interesse civile e politico, proiezioni di film e documentari, degustazioni con produttori di vini e alimenti che raccontano la loro storia. 3) Frequentare corsi: dal Pilates al teatro, dall’antiginnastica al canto. 4) Conoscere, scambiare, contribuire. E’ un posto dove, a detta di molti, puoi tranquillamente venire da sola/o e ti senti subito a casa, puoi conoscere altri soci e portare il tuo contributo di idee. All’ingresso si rimane un po’ spaesati. Da subito ci si accorge che non si tratta del solito locale, nulla è convenzionale, “riconoscibile”, ordinario. Non c’è un tavolo uguale all’altro, per non parlare delle sedie o dei bicchieri. Il bancone assomiglia a una veliero… ed è subito aria di mare e di viaggio che sta per cominciare. E’ una sensazione di casa aperta, quella che ti accoglie varcando la porta. Una casa vivace, piena, un’atmosfera frizzante di stimoli, di domande, di idee. Come ha sintetizzato bene la mia socia Claudia: “Un posto sicuro dove non stare tranquilli”.

ILARIA LIPARESI. Mentre N.O.B. si spostava di nazione in nazione, lei faceva lo stesso, ma con le città Italiane. E’ riuscita a reinventarsi più di una volta, lasciandoandare qualcosa che non le apparteneva più ed oggi, è riuscita a scoprire la sua passione, che sono sicura la farà approdare ad altro ancora.

Ilaria Liparesi, esperta di vini biologici, Torino e non solo !!!

“Da girovaga del buon cibo e del buon vino, dopo tanti anni di lavoro nel sociale decido di stravolgere la mia vita e provare a fare di queste “gastro-passioni” una professione. Prendo il diploma di sommelier a Trieste, città nella quale abitavo fino a un paio di anni fa, e mi avvicino al magico mondo dei vini naturali, complice certamente la vicinanza con un territorio – quello del Carso, del Collio e della vicina Slovenia – e con aziende che hanno fortemente creduto e promosso questo tipo di produzione. A Torino ho la fortuna di iniziare molto presto a collaborare con Senza Trucco, e successivamente anche Glu Glu Wine, entrambe distribuzioni di vini naturali, attraverso le quali scopro tanti nuovi vini, ma soprattutto le persone che li producono, instaurando con molti di loro rapporti di amicizia e di stima. Trattandosi per lo più di piccole produzioni a carattere artigianale, la conoscenza dei produttori e dei loro territori è imprescindibile per comprendere il carattere del vino all’interno del calice. Da bevitrice curiosa e ottimista spacciatrice di etichette naturali,

“sono mossa dall’idea che questi vini siano potenti trasmettitori di cultura e protagonisti a tavola, tanto quanto i loro consumatori, per questo credo nella loro diffusione dal bar di paese, alla trattoria di quartiere, al ristorante stellato”.

Allo stesso tempo, attraverso piccoli eventi e percorsi di degustazione, cerco di promuovere la conoscenza di questi vini anche tra i più svariati bevitori, sempre più curiosi e consapevoli dell’importanza di bere bene”. In futuro, chissà non troppo lontano, sono previste anche visite guidate per coloro che saranno interessati a conoscere dal vivo, i luoghi e “le persone” che producono i vini che Miss Ilaria sta facendo conoscere around.

Vista di Torino dall'alto: Cavoretto. Scendere dall'alto a piedi, correndo o in bici !!!

Le mie 36 ore in quel di TORINO si concludono in compagnia di perfetti sconosciuti, a loro volta, a piccoli gruppi  sconosciuti tra loro. Dal bere qualcosa si è passati a fare chiusura, ovviamente allo Spaccio Vini e Olii. Età diverse, provenienze differenti ma accomunati tutti, da una una GRANDE APERTURA MENTALE e se questo è l’effetto che fa vivere a TORINO, probabilmente non è un caso che ci sia una ondata di trasferimenti over there.

Torino: la città che si muove di più in ITALIA !!!


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2 commenti su “Torino: 36 ore nella città che si muove di più in Italia – II° Tempo

  • Samanta Berruti

    Da “Torinese d’adozione” (mia madre è nata lì, ci ho studiato ai tempi dell’università) questo post in due parti mi ha fatta emozionare. È bello trovare realtà diverse dalle nuvole di smog, dalla fretta, dal prodotto della catena di montaggio, da questo mondo “fast” che a poco a poco ci sta soffocando. È bello ricordarci che è possibile cambiare, lasciare andare, trasformarci, essere FELICI. È bello trovare parole come le tue (come le loro!) perché sono un incoraggiamento e un incentivo dei quali tutti, a modo proprio, hanno bisogno.

    • Notonlybarcelona.me L'autore dell'articolo

      L’incoraggiamento, ognuno puo’ trovare sempre ispirazione dalle esperienze altrui e metterci del proprio, il famoso piccolo seme.
      Grazie a te like always, kissez