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RESILIENZA: “Parola che ultimamente rimbalza un po’ ovunque”.

RESILIENZA. Parola che i nostri nonni o anche semplicemente i nostri GENITORI, hanno provato nella loro vita senza magari sapere, che per questo stato mentale/situazione/condizione, c’era un nome specifico.

Vi proponiamo un elenco di cosucce successe a N.O.B. negli ultimi anni di vita, per poi tornare alla cara amica RESILIENZA.

 

LASA ANDE’

  1.  LASA ANDE’ un lavoro in “teoria” sicuro e sentirti dire in continuazione che la TUA SCELTA è ASSOLUTAMENTE sbagliata.
  2. Da quando lavoriamo per NOI STESSE, ci facciamo, letteralmente, un CULO QUADRATO rispetto a prima, e nel mentre, sentire PEOPLE AROUND YOU, che ti consigliano di CERCARTI un LAVORO vero.
  3. Sentire dire all’inizio del tutto e non solo, che la LASA ANDE’ non era/è NULLA.

NELLA PRECEDENTE VITA DI N.O.B: INSEGNAMENTO

  1. Proporre la MEDITAZIONE in alcune classi elementari, con gli studenti che dopo la prima esperienza, ti chiedono a grande richiesta, di ripetere quella cosa lì, mentre una collega, invece, ti chiede, se hai IPNOTIZZATO i bambini (?!?).
  2. Fare lezione con la PORTA APERTA, come esempio basico di apertura generale e per fare circolare l’energia, mentre il bidello, ti ordina, ti chiuderLA, perché la cosa lo disturba.
  3. Essere tampinata da alcune colleghe Italiane, quando sei “obbligatoriamente obbligata” a dire (abbiamo detto veramente il minimo) che andrai a insegnare all’estero (COLOMBIA). Poi arriva quella che, gentilmente, ti racconta, di quando alcune sue amiche/insegnanti, sempre in paesi “poco” sviluppati, all’uscita da una banca, in  un giorno qualsiasi, siano state DERUBATE di TUTTO, ma proprio TUTTO, rimanendo letteralmente in MUTANDE.
  4. Ricevere una convocazione da una scuola ITALIANA all’ ESTERO, dove avresti potuto veramente ricevere un sacco di SGHEI, ma il direttore, pur di far passare avanti chi è in una posizione inferiore rispetto alla tua, racconta un sacco di balle (tipo il reale stipendio appunto) e altri giochetti, “tipicamente” Italiani, per spingerti a rinunciare.
  5. Quando vinci una borsa di studio per andare a INSEGNARE in SPAGNA, per 3 MESI, riportando o letteralmente travasando poi a casa tua la nuova ricchezza acquisita. Chiedi l’ASPETTATIVA  (che in questo caso è “quasi” obbligatoria) e proprio in quella scuola, dove le insegnanti non hanno fatto altro che proliferare a paletta (motivo per cui manca sempre il personale), la segretaria e il preside, in maniera non troppo gentile, ti dicono che DEVI rimanere a insegnare lì, per i loro figli, dato che i figli non li hai (?!?).
  6. The same. Chiedere l’aspettativa a scuola, quasi alla fine dell’anno scolastico, dopo aver fatto, in quasi 6 MESI, il programma di INGLESE di 5 anni. In questi 5 anni gli  studenti hanno imparato che TARTARUGA in Inglese si dice NINJA. Tu proprio non ce la fai più a stare dentro a una scatola chiusa che spesso risulta essere super BIGOTTA. Parlare con il DIRETTORE e sentirti dire che chiedere l’aspettativa per andare a fare volontariato non è giustificato, se invece fossi stata in CINTA…ehhh…sarebbe stato diverso (?!?).
  7. Essere presente ad una riunione con genitori e colleghi,  in cui due babbi super carini, essendo io l’elemento nuovo e un poco alternativo (in realtà basta poco per esserlo nella scuola Italiana), a un certo punto nel delirio più delirio, si alzano in piedi facendo, senza nessun tipo di filtro, il famoso gesto, indicando il loro ORGANO SESSUALE, guardandoti fisso negli occhi.
  8. Essere in classe quasi sempre l’unica insegnante (pochissime compresenze), con un ALUNNO VERAMENTE PROBLEMATICO. Scoprire la sua problematicità da sola, senza informazioni totali e sincere da parte dei colleghi. Battezzata subito il primo giorno da detto studente, con il lancio di una bottiglia di plastica PIENA, dall’ultima fila, che mi ha letteralmente sfiorato il viso. Se mi avesse preso in faccia, mi avrebbe sicuramente rotto il naso in tre nano secondi.
  9. Abbiamo partecipato spesso al momento storico in cui docenti e genitori si incontrano per parlare dell’andamento singolo degli alunni. Anche l’alunno che letteralmente tira giù la classe e crea casini EVIDENTI, in quel giorno, risulta essere ABBASTANZA BUONO, quasi quasi lo facciamo SANTO SUBITO. Questo è quello che i docenti dicono ai genitori per non avere ulteriori problemi e tranquillizzarli. Una volta, all’inizio del mio insegnamento, essendo all’oscuro di questo “strano” meccanismo, abbiamo ricevuto una piedata sotto il banco da una collega, che mi indicava chiaramente di cambiare immediatamente la mia comunicazione.
  10. Ogni insegnante ad inizio anno scolastico riceve una SCHEDA RICARICABILE per fare le FOTOCOPIE. Quasi tutte le insegnanti incontrate ad oggi sono nel loop delle fotocopie. In questo modo si usa un botto di carta e gli alunni, scrivono sempre meno, a mano. Questa carta noi, nella maggioranza dei casi, non l’abbiamo mai usata, restituendola a fine anno o regalandola ad altre colleghe. C’è stata una volta invece, in cui abbiamo stampato il testo della canzone di JAMORIQUAI: “SMILE”. La stampante collegata al computer si è imballata, indi, sono partiti invece di 2 stampe quasi 10. La collega arrivata durante il cambio, ci cazzia subitissimo, rimproverandoci di spreco di carta.
  11. Spesso siamo arrivate a scuola, senza un motivo specifico (appreso il tutto presso l’esperienza estera citata sopra in SPAGNA), con tanto di torta/spianata o offrendo il caffè alle colleghe. La cosa non sempre è stata recepita con troppo sorriso (perdita di tempo, obbligo a fare lo stesso, altro/no idea).
  12. Spesso abbiamo fatto lezione in classe con la musica in sottofondo e visibilmente l’energia della classe si calmava e abbassava. Non sempre la cosa è piaciuta (troppe cose nuove e troppo diverso dal solito).
  13. Abbiamo sempre cercato, quando possibile e in relazione al tempo metereologico, di portare durante le pause, la classe all’aperto, per scaricarsi e muoversi. Abbiamo anche fatto lezione, con la bella stagione, nel prato (quando esisteva) o all’aperto. La cosa ha generato felicità negli studenti che quindi, hanno cominciato a richiedere lo stesso alle altre insegnanti. Non sempre questo è stato recepito in maniera troppo positiva, perché rischiare e portare fuori la classe, significa, che se succede qualcosa e arriva il genitore che CREA CASINI/ROMPE i COGLIONI (perché si tratta di questo basicamente), poi sono CASINI PER TUTTI. Peccato che questi genitori, spesso coetanei di N.O.B., si siano completamente dimenticati che correre, sbucciarsi le ginocchia, discutere con i compagni, è una cosa normalissima, spesso istruttiva sotto molti punti di vita e che loro  stessi hanno vissuto in prima persona senza trauma alcuno.

RESILIENZA

JUST LIFE

  1. Tessere nuove amicizie e ri-incontrarne di vecchie, dove senti benissimo che prenderanno solo fino a quando avranno bisogno, e poi spariranno velocemente.
  2. Ascoltare chi si sfoga ininterrottamente senza chiederti, invece, mai nulla.
  3. Sentirti spesso chiedere invece di come stai, QUANDO TORNI oppure RIMANI LI’ PERENNEMENTE (ovunque sia il lì).
  4. Ricevere chiamate anche quando sei dall’altra parte del mondo da parte di amicizie che non senti quasi mai e che vogliono solo aggiornare il tuo file, sapere molto  ABOUT YOU, per semplice e non troppo sana curiosità.

LIBANO

  1. Arrivare/TORNARE in LIBANO senza quasi nessun appoggio e vivere un inverno immensamente difficile (forse il più difficile della tua vita). Abituarti a stare dalle 3/6 ore senza luce che in “teoria” dovrebbero essere prestabilite.  Ciò significa poca organizzazione, no doccia, no luce, no internet, no gas per cucinare (si perché il gas è elettrico).
  2. Tu Italiana, cominci a prendere confidenza con il tuo nuovo gas, un fornello a due piastre elettriche o in alternativa,  il fornello da campeggio (che funziona con il gas/ricaricabile). Risultato: impossibile cucinare e quelle poche volte in cui ci provi, salta la luce e rimani al buio.
  3. Aspettare che il boiler scaldi l’acqua, di norma una media di 30 minuti.
  4. Prenderti tanta di quell’acqua piovana che a un certo punto quando non piove per 30 minuti, pensi che sia uno scherzo (?!?).
  5. Combattere con i taxi collettivi che riconoscendoti subito come straniera, vedono in te la loro svolta giornaliera, triplicando il prezzo (non tutti ma assai).
  6. Approcciarti a nuove amicizie che arrivano sul tuo cammino, che senti benissimo essere non troppo positive, lasciarle andare, preferendo restare sola (non sempre troppo easy), aspettando il nuovo regalo dell’Universo alla ricerca dei suoi segnali/dettagli.
  7. Vivere in una casa LIBANESE, la più economica che hai trovato e che al momento sei in grado di permetterti, dove per un ITALIANO medio, che disinfetterebbe todo, la parola PULIZIA MINIMA, non esiste.
  8. Cercare di essere di supporto agli amici SIRIANI, conosciuti durante il tuo volontariato nell’estate 2018, con una energia veramente troppo bassa, che rischia di risucchiarti e farti smarrire per sempre, se non presa a piccole dosi.
  9. Avere la tua stanza ma la cosa veramente funny è che una delle altre persone che vive con te, per andare a fare la doccia, deve passare obbligatoriamente dalla tua stanza. In teoria, ad un orario prestabilito, quando invece nella realtà, si va letteralmente alla cazzo (ci hanno bussato anche le 01.30 a.m., svegliandoci e facendoci letteralmente saltare dal letto. Abbiamo perso un anno di vita).
  10. Non avere né una stufetta né un ventilatore in casa (freddo polare o caldo desertico).
  11. Vedere buttare nello stesso bidone tutto e di tutto: CARTA/VETRO/PLASTICA e chi più ne ha più ne metta (siate creativi nell’usare le possibili combinazioni).
  12. Cercare nel mare di GOOGLE, da SOLA una NGO locale, seria e ancora esistente per fare cucire le LASA ANDE’ e tutto quello che giro intorno al progetto.
  13. Cercare nel mare di GOOGLE, centri, NGO, campi profughi, ostelli, centri di detenzione, altro, interessati alla MEDITAZIONE LASA ANDE’.
  14. Organizzare LA CARAVAN in LIBANO. Il viaggio per curiosi  e amanti dello sconosciuto/diverso, alla scoperta del paese dei CEDRI.
  15. Mettere in atto tutte le skills ad oggi maturate (insegnare Italiano, cat sitting, organizzare cene di e in ITALIANO) per portare avanti i tuoi sogni e in tutto questo marasma di cambiamento, la RESILIENZA è stata il passpartout, la chiave che è riuscita ad oggi, ad aprire tutte le porte.

RESILIENZA

“Se c’è qualcosa di BUONO in cui CREDI, e per il quale vale la pena, battersi, tu aggrappati e ti sorreggerà, anche se hai paura di cadere, di farti male. AGGRAPPATI e stai LI’, senza fare necessariamente troppo rumore. Le tempeste passano sempre” !!!

RESILIENZA a 360°

L’esperienza di RESILIENZA nella SCUOLA ITALIANA e il VIVERE in DIVERSI PAESI, è stata veramente un GRANDE PALESTRA per N.O.B.

Resilienza non significa accettare le cose, passivamente, facendo finta di niente.

“Resilienza è rimanere centrati, resistere, aspettare senza lamentarsi”

Resilienza significa vedere cosa potrebbe essere migliorato e rimanere in equilibrio, nonostante i mille ostacoli.

Resilienza è sentire molto bene cosa è meglio per noi e per il contesto nel quale viviamo. Battersi per questo senza diventare aggressivi. Perseguirlo e nonostante la tempesta d’acqua, e i vestiti zuppi, aspettare che questi ultimi si asciughino e che la tempesta si sposti. Prima il tempo di attesa sembrerà immenso, poi piano piano, capiremo meglio dove ripararci, come asciugare i panni e tutte le strategie del caso da mettere in campo, per rendere il tutto meno dannoso e difficile.

Nel nostro piccolo abbiamo, sempre cercato di gettare il nostro seme, di non adeguarci alla massa, quando adeguarsi significava semplicemente scegliere la strada più facile e non quella più giusta per noi o per la società.

L’elenco citato sopra, di tutte le cosucce che ci sono successe, è un chiaro esempio di come imparare a diventare RESILIENTI. Passo dopo passo. In ognuno dei casi sopra elencati potevamo: aggredire, criticare, denunciare, chiudere le porte, fare casino. Invece, abbiamo scelto di cambiare strategia: di rimanere centrati, di riconoscere che non stavamo sognando, che tutto quello che ci stava succedendo era tutto vero. Ugualmente ci siamo adoperate per il cambiamento, anche minimo, in silenzio, verso qualcosa che “oggettivamente” è migliore per tutti.

Tutto questo ci ha permesso di arrivare allo stato di RESILIENZA odierno. Impari piano piano a creare e  stare nella tua bolla. Ascolti tutto quello che ti viene detto, le azioni around you e quando senti che qualcosa stona (e si sente benissimo quando stona) tiri fuori il tuo contenitore di bolle di sapone, soffi e scegli in quale tua propria bolla entrare.

“Ascolti, non giudichi, impari a vederti dall’alto, sei presente ma il tutto non condiziona più le tue scelte”.

PERCHE’ ? Perché ognuno di noi sa benissimo qual’è la scelta più giusta, nella nostra vita, di qualsiasi settore si tratti. Quando lo senti, cominci a spingere sul pedale dell’acceleratore, rispetti i limiti, ma non ti fermi più e quando sei in difficoltà, invece delle 4 FRECCE, spingi  il pulsante RESILIENZA !!!

All’inizio ti sentirai SOLO e SBAGLIATO ma scavalcato questo muro o attraversato il ponte, con il fiume in piena sotto di te, cominciano ad arrivare le persone a te simili, coloro che si adoperano anche per il minimo cambiamento. Le riconosci dalla LUCE che HANNO NEGLI OCCHI e lì, inizia il vero e so beautifulllll spettacolo !!!


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2 commenti su “Resilienza ? Vieni a farti un giro in ITA-LEB !