Reading Time: 3 minutes

Dopo la mia esperienza di volontariato in Libano, nell’ estate 2018, a dicembre ho deciso di tornarci.

Per mettere in moto, il progetto della borsa alchemica made in Lebanon, volevo trovare delle sarte, appartenenti alle diverse comunità, che vivono una integrazione non sempre troppo facile. 

Le donne da sempre, sono coloro che riescono ad integrare, comunicare, là dove l’ormone maschile, spesso, non riesce.

Cercavo sarte singole. Mission Impossible. Le grandi NGO le ho boicottate subito. Allora, l’unica soluzione possibile, è stata quella di rivolgermi, alle piccole ngo locali

Il Made in Lebanon, e’ stato un parto. Lo è stato, really !

La prima collaborazione è stata con una organizzazione ubicata nel Nord del Libano. Qui le sarte erano donne Siriane & Palestinesi. Nella loro precedente vita, cucire non era la loro principale occupazione ma si sa, quando si è alle strette o alla fame, si fà quello che si può. Il tempo di esecuzione è stato infinito. Il giorno della consegna nel centro di Beirut, ho aspettato quasi 2 ore, c’erano quasi 40° gradi e io avevo la febbre e il vomito.

Volevi la bicicletta Fede ? Eccola lì e allora, pedala !

La seconda è stata con una sarta Libanese e trovarla, è stato come ordinare un piatto di lasagne in Angola. Tempo infinto per la loro produzione. Sulla sua retribuzione, all’ ultimo momento le carte stavano cambiando in tavola, poi, per fortuna, si è tornati sulla retta via.

La terza era una piccola ngo, Ninurta, ubicata nel centro di Beirut, con donne Siriani e Palestinesi. Lo staff era da poco cambiato e stavano svendendo i loro prodotti handmade, perchè prossimi alla chiusura e infatti, hanno chiuso. Le stoffe prima di essere cucite, vanno lavate a freddo, per evitare che si restringano ai lavaggi successivi. In sede era presente una lavatrice e prima di congedarmi, mi sono raccomandata tutti i Santi che conoscevo, di lavare il tutto a freddo. Produzione velocissima. Il giorno della consegna mi sono trovata 7 borse in meno. Il tutto era stato lavato a 60° gradi ! Lo staff logistico si è scusato e. mi ha fatto lo sconto.

L’ ultima era Shatila Studio, situtata nel campo profughi Palestinese di Shatila appunto, ubicato nella città di Beirut. Anche qui c’era stato un cambio di organizzazione (ma dai, che strano) e la nuova responsabile era originaria della Germania. Memore dell’ esperienza lavatrice precedente, questa volta ho lavato io la stoffa. Produzione veloce. Unica ngo ad avere cucito all’interno della borsa, l’ etichetta “made in Lebanon”. Quando mi sono incontrata per il ritiro e pagamento, le borse che dovevano risultare dalla metratura consegnata, erano anche questa volta di meno. Miss Germany ha alzato le spalle, non ha battutto nemmeno una ciglia e come si dice in questi casi: “prendi sù e porta a casa”. Ho pagato senza nessun tipo di sconto e/o possibili scuse per il disguido.

Volevi la bicicletta Fede ? Eccola lì e allora, pedala !

Ho voluto la bicicletta ? Sì ! Ho imparato ad andare in bicicletta by made in Lebanon.

Cresciuta con la cura del dettaglio Italiano e per avere quasi sempre indossato vestiti cuciti da mia mamma, non è stato facile adattarmi alla cucitura o dettaglio made in Lebanon.

Questo però non ha cambiato il mio obiettivo: generare lavoro per donne Libanesi, Siriane, Palestinesi, a base di eticità, economia locale e circolare. Lavoro possibile grazie alla vendita delle borse, e di averle messe in qualche modo, anche loro, le donne, Tutte insieme dentro al Tutto.

Spero così che chi passerà di qui, possa scoprire qualcosa che prima non sapeva, porsi dei punti interrogativi, e imparare ad andare in bicicletta, percorrendo strade sconosciute.

Dimenticavo…

Per quanto riguarda la bici, quella su due ruote invece, l’ho utilizzata nel centro di Beirut, o meglio ci ho provato, per sole 2 ore. Ho cominciato a imprecare tipicamente all’ Italiana e ho capito chiaramente che per lei, non ero ancora pronta…but as usual: “never say never”.

 

Ti potrebbe piacere:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.