“Le paure degli altri non possono e non devono diventare le nostre paure/vicerversa”


A tre giorni dal mio arrivo a Bogotà, mi viene passato il contatto di una compaesana Romagnola che vive in Colombia da ormai 4 anni. Per me è tutto nuovo e quindi ci mettiamo d’accordo per conoscerci dal vivo e per fare quattro chiacchiere su questo immenso paese che sta vivendo un grande cambiamento.

La compaesana con famiglia e perro a seguito sono molto gentili e mi invitano ad andare a cena con loro. Mi portano in una famosa pizzeria Italiana gestita da Romagnoli (di questi parlerò più avanti perché ne vale veramente la pena). Sono appena arrivata in Colombia e non condivido molto provare il cibo Italiano in terra straniera ma seguo il flusso ed ovviamente accetto. Salgo sulla loro macchina. Sono un’ignorantona in materia di settore automobilistico ma sono in grado di riconoscere il simbolo della Mercedes Benz e di riconoscere quando una macchina è grande. Bene, macchina GRANDISSIMA !!

La Pizzeria con origini Romagnole è ubicata nella zona Rosa, uno dei quartieri più cool di Bogotà. E’ Pasqua e quindi la città è veramente deserta. La zona mi ricorda tanto l’Europa. Passeggiamo a piedi e noto tanti e bellissimi locali, molto verde, grattacieli e case stile London che convivono fianco a fianco. La famiglia mi invita anche a vedere il loro appartamento che è ubicato sempre nella zona rosa. Un appartamento enorme e bellissimo. Troppo gentili, mi sento quasi in imbarazzo.

Bella serata. Pensi grazie e dici grazie. Prima di essere riaccompagnata a casa in macchina (casa è il b & b che mi ha ospitato per circa un mese) arriva il momento in cui la compaesana comincia a raccontarti i fatti successi ad alcune persone di sua conoscenza una volta arrivate qui in Colombia.

Te ne racconta tre.

Si tratta di scippi di borse, di cellulari e di taxi. Assolutamente vietato a qualsiasi ora del giorno parlare per strada con il cellulare. Ok, no problema, lo so, in Europa e nel mondo non si fa altro che parlare di questa Colombia così aggressiva e terribile. Vietato assolutamente prendere il taxi per strada, anche la app Tapsi non è troppo sicura. Uber tutta la vita. Ascolto. Arriva tutta la prima storia. Ok. Accetto. Ascolto la seconda. Ascolto ed accetto. Poi arriva la TERZA storiella, la TERZA. Qui si tratta di scippo, pestaggio e taxi. Una bella miscela. Questa volta sento un senso di fastidio e qualcosa dentro mi provoca sofferenza. Per fattore soldi nessun problema, quando si tratta di pestaggio però, ripensando a tutte le situazioni assurde e fantozziane  a cui il mio naso è stato sottoposto allora mi irrigidisco e sento un blocco.

C’è qualcosa che mi disturba. Vorrei che i dettagli della terza storiella finissero ma arrivano come un fiume in piena e non riesco a tenerli lontano. Comincio a pensarmi già a letto, penso già al domani. La compaesana invece continua e la mia visualizzazione di vedermi già a casa non è abbastanza centrata per fermare il flusso di energia negativa. La compaesana ti spiega che lo sta facendo per il tuo bene, per non farti abbassare la guardia, per informarti. Ma anche nooo !!! Io in realtà sono anche già troppo informata alla maniera Europea su questa bellissima nazione, tutta ancora da scoprire, ovvero ho sentito ed ascoltato le peggiori storie prime di partire (che appartengono per la maggioranza al passato e che oggi trovano pochissimo riscontro).

Quando finalmente arrivo nel b & b racconto alla donna Colombiana, Maria, che si occupa di tutte le faccende domestiche, la lunga storia. Sono terrorizzata ed anche molto incazzata per tutto questo ammasso di paura che mi è stato buttato addosso e mi sta frullando in testa la domanda: “Ma che minchius ci fò qui io ” ?? No !! Quella domanda non deve arrivare perché è il prodotto della paura collettiva. La Colombia al mio arrivo mi ha aperto le sue braccia. L’ ho sentita ed appena uscita dall’aeroporto ho sentito forte il suo non odore che è un odore stesso.

Maria mi vede, di solito non da giudizi su nessuno, questa volta però vedendo che i miei occhi stanno diventando lucidi prende la parola e parte a razzo. Mi chiede dove vive la compaesana. Le racconto il dove, i diversi  check-points con tanto di security boys che ti controllano per entrare nell’edificio, del codice di sicurezza per entrare nel loro bellissimo appartamento per non parlare della macchina ed autista privato. Maria con la sua umiltà e con la sua storia di vita per nulla facile alle spalle mi fa notare che la loro non è proprio una vita normale e che sono proprio questi tipi di persone a dare nell’occhio ed a richiamare l’attenzione in Colombia. Mi dice di stare tranquilla e che andrà tutto bene. Il cuore si rilassa un poco e riesco a mettere insieme quello che ho notato con i miei occhi in questi giorni girando per le strade Colombiane.

Nella zona rosa e nella zona del b & b ed in moltissimi altri quartieri i Colombiani, esseri umani normali, camminano parlando al cellulare, fanno jogging con il cellulare, hanno borse con dentro soldi e documenti, camminano alle 10 di sera per strada, escono a cena, vanno a ballare. Vivono. I taxisti ad oggi sono nella maggior parte dei casi persone che mi hanno insegnato moltissimo sulla cultura di questo paese e si sono sempre dimostrati interessati al motivo del mio soggiorno Colombiano ed a conoscere qualcosa della cultura Italiana. Non ho mai preso Uber. Ho usato l’app Tapsi ma spesso e volentieri ho preso il taxi fermandolo per strada.

La mattina successiva allincontro con la paura degli altri corrispondeva proprio al giorno di Pasqua. La famiglia  Italiana che come me risiedeva nel b&b e giunta in Colombia per adottare due bellissime bambine mi aveva invitato a fare una gita fuoriporta. Questa nuova famiglia creatasi, che è stata per alcune settimane anche la mia famiglia adottiva, io e Maria abbiamo passato la Pasqua Colombiana insieme. Siamo saliti sull’unico treno rimasto ad oggi attivo in Colombia. Il treno ha  attraversato tutta la città. Vedendo dal finestrino tante immagini di vita quotidiana e tutto quello di divertente che è successo su questo piccolo trenino mi sono commossa. Ho sentito la paura allontanarsi, merito anche della mia famiglia adottiva, una famiglia fighissima che non soffre di paure altrui e che si è buttata alla scoperta della Colombia al 100%.

Le paure degli altri non possono diventare e non devono diventare le nostre paure, viceversa !!

I bambini, gli adolescenti, sono ancora puri e sono quegli esseri umani che ancora non sono condizionati dalla paura altrui. Se chiedi a tre adolescenti, assolutamente Latini ma con gli occhi rispettivamente azzurri, verdi e blue tanto da sembrare figli di Nordici, di pensare a qualcosa di bello ecco subito che si accende una luce e gli occhi brillano di vita (lo sguardo verde/centrale è un pò perso, questioni ormonali). Se ad un adulto chiedi la stessa cosa oltre a risponderti che non sa a cosa pensare (??!!??!!) solitamente il suo sguardo è abbastanza spento e quello che si percepisce guardandolo fisso negli occhi sono le mille paure che lo hanno attraversato e che lo attraversano e che spesso sono il prodotto di paure altrui.

Cerchiamo di non farci condizionare dalle paure altrui e soprattutto cerchiamo di non condizionare con le nostre paure gli sguardi altrui. Facciamo in modo di allontanare le paure e di far brillare il nostro sguardo come quando eravamo più più giovani !!


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2 commenti su ““Le paure degli altri non possono e non devono diventare le nostre paure/vicerversa”

  • Roberta

    Spettacolare! Grazie mille per questo racconto Federica!
    Questo è valido non solo in colombia ma in tutto il mondo: MAI lasciarsi condizionare, sempre andare e valutare di persona, seguire il proprio istinto e uscire dalla propria zona di comfort.
    Viaggiare significa proprio questo: conoscere la vita delle persone “vere” e uscire dal nostro nido e, in questo caso, non dar papaya

    • Notonlybarcelona.me L'autore dell'articolo

      Ziao Miss InColombia.it, tutto vero quello che dici o meglio scrivi. Provare in prima persona. Grazie mille delle tue riflessioni, a big hug 🙂