L’integrazione della religione


La Turchia si definisce sulla carta una Repubblica laica.

Ovviamente ha una maggioranza di religiosi mussulmani e in questo caso ricorda tanto il Bel Paese (anche se in Italia la religione prevalente è, chiaramente, un’altra). Quando sono arrivata per il mio anno di insegnamento presso la scuola Italiana di Izmir sono stata gentilmente ospitata presso l’appartamento in dotazione della Chiesa Cattolica. Tale appartamento si affacciava proprio sul campanile della Chiesa. Paura !!

Mi sono ricordata all’istante che a casa nostra e nel mio stesso paese di origine tutti i campanili suonano ogni giorno, suonano molto e ripetute volte, e non solo in occasione delle messe. L’ amico Bill mi aveva fatto notare da poco poi che il parroco del mio paese natio, in occasione delle 12.00 a.m., aveva avuto l’idea di battere 100 colpi. Il mio primo pensiero quindi è stato: “in questa casa non dormirò mai”!!! La prima volta che ho sentito il campanile mettersi in moto mi sono seduta convinta che la cosa sarebbe stata lunga ed invece con mia grande sorpresa 4 o 5 tocchi e….finito !!

Mi sono affacciata alla finestra che dava esattamente sul cortile interno della chiesa con vista sul campanile, ho controllato il motivo della interruzione dei tocchi ma non c’era nessuno in giro. La cosa poi si è ripetuta sempre, solo 4 o 5 tocchi e finito. Ho subito chiesto spiegazione alle Sisters le quali mi hanno raccontato che per rendere possibile l’ integrazione delle diverse religioni.

In Turchia, è vietato vestirsi con indumenti che identifichino l’appartenenza ai diversi tipi di religione.

Suore e preti Cattolici si vestono quindi con indumenti civili e le campane suonano per pochissimo. Il messaggio è chiaro: non dare nell’occhio. Sulla carta sarà vero per le altre religioni e quindi anche per la religione Cattolica ma non mi sento di dire che valga anche per la religione mussulmana. Durante la mia permanenza in Turchia, in ore mattutine molto mattutine, soprattutto all’inizio del mio soggiorno, sono stata svegliata spesso dai canti fatti dai Muezzin delle vicine e lontane moschee. Dire che non davano nell’occhio o meglio nell’orecchio, forse, non è proprio esatto. All’inizio è stato difficile abituarsi a un preghiera e canto notturno, poi però ce l’ho fatta e a ripensarci ora, ogni tanto,  mi manca.

A ripensarci ancora meglio mi sento proprio di dire che sia il suono delle campane Italiane, sia i canti dei Muezzin ci ricordano che non siamo mai soli, che qualsiasi cosa ci sia oltre il nostro spazio e tempo, questo qualcosa, se glielo permettiamo, si fa sentire (a volte in tutti i sensi). Una sorta di sveglia per tutti quelli che sono pronti ad osservare che quello che ci circonda e che ci succede non è solo frutto delle nostre azioni ma c’è qualcosa di profondamente misterioso che ci avvolge.

Forse, è proprio questo mistero a rendere il tutto così affascinante.

 

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