Cosucce INVISIBILI vissute da N.O.B.


Le COSUCCE INVISIBILI sono quelle cose, situazioni, che, non si sa come e nemmeno il perché, ma teniamo sempre lontano dalla nostra vita. Almeno, molti lo fanno, forse per paura di vedere/riconoscere che oltre al visibile, appunto, esiste un MONDO fatto di INVISIBILE. Quell’invisibile, che se accetti, si manifesterà e ti aiuterà, prendendoti per mano, qualsiasi sia il suo nome.

Perchè per noi di N.O.B. è diventato fondamentale oggi accettare che quell’INVISIBILE si manifesti. Niente paura. Abbiamo imparato, semplicemente, ad essere/stare in una posizione di apertura/accettazione.

Why  ?

Perché, forse, per ognuno di noi esiste un filo rosso da seguire. Oppure, semplicemente, riconoscere/sentire l’INVISBILE, ci fa capire che non siamo soli, che non ci siamo solo noi, che esiste dell’ALTRO (qualsiasi cosa essa/o sia).

Un ELENCO delle COSUCCE INVISIBILI, vissute ad oggi, da N.O.B.

Vado in ordine sparso e ne scrivo alcune, quelle che forse, mi sono rimaste deep inside.

1) Quella volta in cui, quando abitavo in quella della Coruna (ES), mi sono svegliata di colpo, nel cuore della notte, con in testa mia nipote, quella di mezzo che spesso, in passato, hanno scambiato per mia figlia. Così, alè/olè ! La mattina successiva, ovviamente, chiamo subito casa di mia sorella e tal nipote, soprannominata Giovannona,  mi raccontano essersi svegliata durante la notte, urlando e svegliando tutti,  per dolori al basso ventre.

2) Tre amici tornano a casa dopo una serata trascorsa a Bologna. Nessuno ha bevuto, almeno non abbastanza da avere le allucinazioni (sonore). I tre compari vanno a dormire nella casa dei genitori più vicini. I miei. Tutti stanchi a letto. Due donne e un uomo. Il maschulo, ovviamente, si piazza in mezzo. All’alba uno dei tre si sveglia: “IO”. Apro gli occhi, pensando che siano stati la miriadi di uccelli, che cominciano a cantare prestissimo, ad avermi  destato dal sonno. Loro però ci sono sempre stati, quella è la mia camera. Mi metto in ascolto. Sento come delle fusa. Figurati se la gatta, con due estranei in casa, si è fatta vedere. Mi guardo intorno. Nulla. Gli altri due da quanto dormono hanno, tipo, le bolle al naso. Il rumore per me è un rumore mai sentito prima. Dopo due nano secondi sento che quel suono lo sta facendo il compare TURIDDO. Lo osservo e lo ascolto BASITA. Non ci posso credere. Mi rimetto a dormire, poco, perché abbiamo la sveglia prestissimo. Il compare, conosco la sua storia, è un mago buono E’ appena tornato dopo 3 mesi di convivenza con gli Aborigeni d’Australia (già questo la dice lunga dato che, loro, non hanno e non vogliono, normalmente, avere contatti con il mondo esterno). Il mago la mattina successiva, con le caccole ancora agli occhi per le poche ore di sonno dormite, mi racconta che ho sentito il rumore delle sue vibrazioni. Sono troppo alte per l’Italia, e che le dovrà, necessariamente, abbassare, a brevissimo, per allinearsi al paese (anche questo la dice lunga). A posto…dai !!

3) Nuova stanza a Bologna. Buoni rapporti con la compagna di casa che vive lì da anni. Una sera, come tutte le altre sere del resto, vado a dormire. Chiudo la porta ma non chiudo a chiave. Mai fatto in vita mia. Durante la notte, io che non mi ricordo (ricordavo) quasi mai i sogni, ho la sensazione di essere sveglia e di sognare a occhi aperti. Sento che qualcuno si appoggia sul mio letto, di fianco a me, posizione cucchiaio e sento il respiro di uomo. Ovviamente tutte queste cose me le inizio a ricordare quando mi alzo dal letto. Direzione porta. La porta non si apre. Riprovo. Nada da fare. La porta è chiusa a chiave e mentre la giro (quasi sull’incazzante andante) si mettono insieme tutte le sensazioni della notte. Qui un po’ di p a v u r a arriva. Respiro. Mi siedo in cucina e cerco di chiedere alla compagna di casa, con tremilacinquecento convenevoli e giri di parole, se lei ha mai sentito qualcuno. Sono molto impacciata, perché non la conosco abbastanza ancora. Lei è una grande, mi viene incontro rispondendomi così: “Fede, stai tranquilla io non l’ho mai sentito, ma sì, altre persone hanno sentito la presenza di un uomo in questa casa. E’ innocuo”. Grossa risate tutte e due !!!

4) Quando ero veramente molto giovine  e prima di partire per il mio periodo Inglese uscivo con un ragazzo di Bologna. Mancino, con un nome bellissimo, almeno per me, Edo, che io avevo soprannominato Evinsky (ora che ci penso la maggioranza delle storie che ho avuto sono state con uomini di mano sinistra, chissà, forse perché io avrei voluto tanto esserlo). Intelligente al top (TROPPO) e con un umorismo da paura. Ci vediamo durante i miei ritorni in Italia. Ogni tanto ci sentivamo Italy-UK con gli sms e dalle cabine telefoniche (altri tempi). Poi ci perdiamo del tutto e, anche se ognuno ha la sua vita, mi frulla in testa. Torno a vivere a BO. Decido di chiamarlo al cellulare. Numero non disponibile. Non mi preoccupo tanto dato che io, nell’ultimo anno, ho cambiato SOLO 3 numeri. Il fatto è che il suo pensiero diventa un pensiero fisso, non dipende da me, arriva da solo. Un pomeriggio di primavera me lo vedo a occhi aperti, steso su un letto con un lenzuolo bianco. Sorride ma la sensazione che ho avuto mi fa capire. Il cuore capisce subito. La mente no. Aspetto un anno, infatti per prendere in mano quel “cazzo di telefono” e chiamare a casa dei suoi genitori, che mi confermano le sensazioni avute. Il tutto è successo un 11 giugno. Una data che nella mia vita era già presente, e che non potrò, e potrei mai dimenticare. 11 giugno. Il giorno in cui i miei genitori si sono sposati. 11 giugno. Il compleanno del mio migliore amico o forse fratello: Mesha (half African, half British). Vita, Unione, Morte. Il ciclo della vita.

La Magia delle cose Spirituali che accadono nella nostra vita

(That’s Mister Ring)

5) Cammino di Santiago. Parto sola. I primi giorni, quando ancora non mi si erano drizzate le antenne per vedere /sentire l’INVISIBILE, camminavo con un gruppo con cui non c’entravo nada. Poi un pomeriggio passo davanti a una banchetta enorme di arance Spagnole. Ne magno’ una e mi siedo su una panchina a distanza. Sono senza occhiali e ovviamente a lungo raggio non riesco a mettere a fuoco, per non dire che non vedo una cippa lippa. Una ragazza, anche lei ferma al banchetto, ha al dito qualcosa che richiama la mia attenzione. Tiro fuori gli occhiali al volo e non credo a quello che vedo. Mi avvicino un po’ titubante e mostro alla Pellegrina la mia mano. Abbiamo lo stesso anello. Il simbolo dell’infinito. Lo comprai durante il mio primo viaggio, in Grecia, in un’ isola sperduta, quando ancora non conoscevo detto simbolo. Stiamo parlando del 1994. Cammino di Santiago 2014. Da allora a oggi, io, non ho mai incontrato nessuno con lo STESSO/IDENTICO anello. Scontato dire che io la Pellegrina Belga abbiamo fatto un pezzo di Cammino insieme e che oggi siamo amiche.

6) Sempre Cammino di Santiago. Io e la Pellegrina Belga del punto 5, camminiamo insieme o meglio io sono davanti e lei dietro, ma il sentiero è lo stesso. Le hanno consigliato una chiesa dei famosi Templari. Una delle tante che ci sono su questo CAMMINO, penso subito io (diffidenza nell’aria). Dopo aver camminato sotto al sole delle due di pomeriggio, con le ombre degli alberi che giocano a nascondino (no ombre), arriviamo stremate. Ci fiondiamo dentro la chiesa per mettere al fresco la testa. Io penso solo che appena entrerò lì dentro potrei farmi anche un M.S. (MicroSonno) di 5 minuti da seduta. Entriamo. Ci sediamo. Stessa panca. Niente microsonno. Quando chiudo gli occhi ho la sensazione che qualcosa mi porti giù.  Mi prendo quasi paura, poi mi rilasso e cerco di capire o meglio sentire. E’ come essere dentro a un vortice che ti ricarica. Apro un occhio per vedere la faccia della mia vicina. In estasi, quindi anche lei sta sentendo lo stesso. Richiudo e me la prenda tutta, qualsiasi cosa sia, perché è buonissima. Dopo circa 5 minuti io e la Belga apriamo gli occhi all’unisono e ci alziamo. Quando usciamo ci guardiamo, ridiamo, non commentiamo. Non vogliamo rovinare la sensazione unica provata. L’unica frase con la quale, entrambe, immortaliamo il momento è stata la seguente: “Meglio di un orgasmo” !!!

Tutte le esperienze spirituali, in ordine sparso, provate sono state uniche e, a oggi, non si sono più ripresentate.

Perché ? No idea.

Forse per farmi sperimentare, dato che mi piace a lot.

O forse semplicemente una ragione non c’è.

Empatia nella notte a distanza di migliaia di Km con qualcuno simile a me che sta male. Le vibrazioni del mago che ha vissuto con gli Aborigeni Australiani. Qualcuno che ha dormito con me, nel mio stesso letto, in posizione cucchiaio. Sentire a distanza di tempo e di spazio che qualcuno a me caro non è più in questa dimensione. L’anello Greco dell’Infinito che mi fa conoscere la pellegrina, amica Belga. Il “vero orgasmo” provato in una chiesa dei Templari.

Nessun nesso. Forse il nesso è proprio quello di capire che possiamo connetterci con qualcosa che non si vede, che questo qualcosa a volte può mostrarci la strada, farci provare sensazioni godoriose e nuove, farci conoscere le persone giuste. Altre volte, se non riusciamo a “lasciareandare” e vogliamo andare a fondo, può anche essere doloroso, ma con il fine ultimo di capire che tutto è connesso (siamo tutti connessi). Un essere connessi in maniera diversa da quello al quale, nella nostra cultura Occidentale, siamo stati educati.  Non si tocca ma si sente. Qualcosa senza spazio e senza tempo. No fisico. No parole. Solo etere e qualcosa che, in maniera invisibile, si muove sopra di noi.

Quando riesci ad entrare in quella dimensione, quella della Magia, delle “COSUcce INVISIBILI”, sei nel tuo flusso e riesci a vedere/riconoscere l’invisibile.

Un po’ come diventare gatti e vedere di notte, tutto, BENISSIMO !!!


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2 commenti su “Cosucce INVISIBILI vissute da N.O.B.

  • Samanta Berruti

    * Forse il nesso è proprio quello di capire che possiamo connetterci con qualcosa che non si vede, che questo qualcosa a volte può mostrarci la strada, farci provare sensazioni godoriose e nuove, farci conoscere le persone giuste. Altre volte, se non riusciamo a lasciareandare e vogliamo andare in fondo, può anche essere doloroso ma con il fine ultimo di capire che tutto è connesso. Connesso in una maniera diversa da quella e alla quale ci hanno insegnato. Nessuna connessione fisica, solo connessione spirituale. Non si tocca ma si sente. Qualcosa senza spazio e senza tempo. No fisico. No parole. Solo etere e qualcosa che, in maniera invisibile, si muove sopra di noi.*

    Poi mi si chiede perché adoro leggere quello che scrivi…è BELLISSIMO!!! Oltre ad essere vero in maniera quasi commovente.
    Un abbraccio, Fede!