Una Barcellona sconosciuta e sostenibile: Can Masdeu


Can Masdeu”: fare qualcosa di diverso nella capitale Catalana, scoprire una Barcellona poco conosciuta, che vale veramente la pena di vedere dal vivo.

Niente file, niente casino, tanto verde, tanta natura, idee che sono diventa dei progetti veri e propri.

Utopia che si trasforma in realtà e in questo, tutta la penisola Iberica, è bravissima.

Spesso succede di visitare una capitale Europea in pochi giorni, e quindi, di vedere le stesse cose, le stesse cose che vedono tutti.

Poi, può succedere di vivere  per alcuni mesi in una capitale Europea, tipo Barcellona appunto, e notare che, chi ci vive da anni, ha perso il gusto di conoscere posti nuovi o di non andare in quei luoghi che meritano, perchè tanto ha tutto il tempo. Finisce spesso, invece, che in quei posti magici non ci si andrà mai e tutto il tempo che si aveva a disposizione svanisce, la curiosità idem e si diventa pigri.

Nel 2012/2013 ho vissuto in quel di Barcelona per diversi mesi e ho avuto la fortuna di collaborare con il primo Eco-Working di Barcelona. Avevo molto tempo libero, ero nell’ambiente green (tema di molto interesse per la capitale Catalana), super curiosa e ho scoperto tante cose della città, di cui nessuno mi aveva mai parlato.

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NOTA degna di NOTA

Quando ho scritto a Can Masdeu alcune settimane fa, sono partita con il Castigliano e dall’altra parte mi hanno risposto in Italiano. Non è una novità che quella di Barcelona, sia la comunità Italiana più numerosa all’estero.“La cosa che riesce sempre a sorprendermi, anzi ora direi non più, è quanto noi Italiani all’estero ci si cimenti sempre in cause che sanno di buono, ci si metta la faccia, quella voglia di fare, di riscatto che a casa nostra non riusciamo, invece, a mettere in atto, per mille motivi diversi”. Un po’ come ha fatto N.O.B. con il suo 7 days Experiment  e il party Disegual.

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Una di queste è Can Masdeu. Io ci sono arrivata in metro (L3 – fermata Canyelles o Valldaura) perchè non avevo idea di quello che avrei trovato, ma se dovessi tornarci oggi, lo farei a piedi o in bici. Qui il link alle varie opzioni, possibili, per arrivare in quello che sembra quasi uno spazio surreale, nell’immaginario collettivo che si ha di  Barcelona.

Can Masdeu, Barcelona, ridare vita a un Parco Naturale, creaare uno spazio di azione sociale e agricola

(Foto del blog Memoria del Barris)

Can significa la proprietà e Masdeu era il nome della famiglia proprietaria della casa colonica al centro della valle.

Can Masdeu è ubicata in un parco composto da trantacinque ettari di bosco di pino e dietro di lei, regna sovrana una struttura immensa, l’ospedale Sant Llatezer. Entrambe le strutture sono abbandonate per decenni. Il proprietario del tutto, è il Sant Pau (uno degli ospedali più importanti della città). Collocata all’interno del Parque di Collserola, la masia o casa colonica di Can Masdeu, fu costruita nel secolo XVII sulle basi di un’antica rovina Romana e circondata da una vigneto immenso, prima che l’invasione del parassita filossera la distruggesse. All’inizio del XX secolo viene ricostruita come convento, per trasformarsi, infine, in un lebbrosario. Dal 1948, circa, Can Masdeu viene dimenticata per quasi mezzo secolo, vuoi per la sua ultima funzione (lebbrosario), vuoi perchè Barcelona attraversa un momento storico di costruzione edilizia da paura, dove gli spazi lontani dal centro e il verde vengono presi poco in considerazione.

Nel 2001, finalmente la coscienza collettiva si desta e un un gruppo di attivisti, provenienti da ogni dove, occupano lo spazio organizzando conferenze atte a favorire la sensibilizzazione del cambio climatico.  L’ospedale Sant Pau, il proprietario, ovviamente non è d’accordo e la polizia cercherà di evacuare l’occupazione non violenta. Il caso finisce in tribunale, dopo alcuni anni e molte vicissitudini, CAN MASDEU inizia, finalmente, il suo percorso di indipendenza. Non solo la  comunità del barrio in cui Can Masdeu è ubicata, Nou Barris,  risponde in maniera positiva all’occupazione pacifica e rivalorizzazione del Parco, l’intera popolazione Catalana si attiva.

“L’ ospedale di Sant Laazter, attualmente, è in disuso ma in data diciannove luglio 2017, il comitato di Can Masdeu, ha ottenuto il permesso di entrarvi, ascoltare e parlare con la direttrice del servizio sanitario mentale.  Sembra esserci nell’aria un progetto di salute duale-dualisto, pensato per una parte dell’edificio. Posso solo immaginare la gioia nell’entrare in quell’edificio così immenso, pieno di storia e abbandonato”. 

Tutti vengono invitati a piantare piante in ogni dove, a coltivare la terra, e ridare vita al Parco Naturale, polmone verde che rischiava di sparire.

L’obiettivo di Can Masdeu è sin dall’inizio quello di reagire e disobbedire a una società veloce, rumorosa, di creare una valida alternativa a una città con una costruzione edilizia nemmeno immaginabile, all’inquinamento e alle regole, spesso non sempre giuste, imposte da qualcuno in alto.

Molte volte i Catalani vengono criticati per il loro essere rigidi, per la loro indipendenza, ma una cosa che ho imparato poco a poco è che il giudizio a priori è sempre sbagliato. Anzi, direi l’esatto opposto, dietro a un nostro giudizio, c’è sempre un apprendimento personale profondo.

Can Masdeu, Barcelona, ridare vita ad uno spazio verde abbandonato

(Foto del blog Naturalenda)

Se ho imparato una cosa dai Catalani, è quella di non mollare mai, se ci si crede, se sa di buono, rimanere sempre presenti, soprattutto quando i giochi si fanno duri.

Lo spazio è un ambiente agricolo e sociale, basato sul principio che la terra è di chi la coltiva. Se arrivate in macchina o metro, è obbligatorio poi fare un pezzo di strada a piedi, circa 20/30 minuti.

Can Masdeu, è composta da quattro piani, ventiquattro stanze e molti luoghi ampi e comunicanti tra loro. Le macro aree sono: RurBar, la Biblioteca, il Negozio gratis, Officina RUrbana, Spazio Corsi, Aspiratore, Pozzo, Officina Corsi, Pannelli Solari, Docce Solari, Lavatrice-Bici, Officina Biciclette, Cucina Solare, Serra, Orti, Cappella, Officina, Riciclaggio. In data 2017, all’interno della struttura, viveva una comunità composta da venticinque adulti e cinque bambini, principalmente di origine: Inglese, Francese, Spagnoli, Catalani e Baschi (altra regione/popolazione/mentalità spesso criticata ma che insegna molto).

I progetti che coinvolgono Can Masdeu sono principalmente suddivisi in: 1) interazione sociale (banca dei semi, negozio di abbigliamento-usato-gratis, cene sociali e popolari, laboratori di ogni genere e una miriade di altre attività); 2) l’educazione agroecologica (visite guidate al parco, laboratori pratici, rivolti principalmente ai giovani); 3) Orti comunitari.

Se vi volete sbizzarrire e scoprire il tutto, qui trovate il link in ben tre lingue: Catalano, Castigliano e British. Rispetto a quando l’avevo conosciuta N.O.B., adesso, veramente, organizzano una valanga di iniziative (interessanti è implicito).

Nel tempo Can Masdeu è diventata completamente autosufficiente.

Acqua, gas, cibo, vestiti, anche se alcune cose vanno migliorate (come è normale che sia) e lo stanno facendo. Di domenica, normalmente, si fanno pranzi collettivi, dove ognuno può portare  il proprio cibo da casa. Quando l’ha visitata Not Only Barcelona c’era un corso di Reiki di primo livello (offerta libera), era una domenica, c’era un gruppo che suonava, pieno di giovani, e nell’aria riecheggiavano lingue di ogni dove. Ho conosciuto moltissime persone che avevano dato vita a progetti interessantissimi, Barcelona aiuta si sa, ma ritrovarsi in uno spazio verde così per fare il punto della situazione, come se fosse il nostro ufficio o la nostra seconda casa, stimola ancora di più.

Coincidenza/Non Coincidenza vuole che proprio nel scrivere questo articolo abbia scoperto che Can Masdeu ha messo in rete un progetto di crowfounding per: rendere accessibile il tutto anche a persone disabili,  restaurare la stanza dove si pratica yoga e migliorare il sistema idrico. Anche qui, entrando nel formulario di raccolta fondi, potrete vedere quanto sono avanti . Questo è il secondo round, mancano pochi giorni alla chiusura del progetto, il 23 Maggio 2018, anche se sono sicura che in futuro ci saranno altre occasioni. Se volete, però, farvi travolgere dal famoso CARPE DIEM, questa potrebbe essere una buona occasione per metterci del Vostro e sentirvi anche Voi parte di qualcosa che negli anni, e nonostante le difficoltà, non ha mai mollato, creando una realtà quasi surreale.

Nel loro Manifesto on line ho trovato questa frase che penso sia veramente interessante, come il loro muoversi e spostarsi solo in bici (quasi sempre costruite dalla comunità stessa):

“Non si tratta di spostare la città in montagna…al contrario, è la montagna che deve scendere in città, perchè la terrà è di chi la vive”.

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